Un po' meno sporco è meglio

Un marciapiede da vivere

Dalle mie parti si giocava a nascondino tra le auto in strada nelle vie in salita e discesa, lungo i binari del Tram che portava sull'altopiano. In un attimo eri in città, in un attimo nel bosco.
In quella zona della città non erano ancora sorti i palazzoni di periferia forse perché quella era stata una zona v.i.p. un tempo, palazzi in stile liberty o stile barocco siti vicino al porto e alla stazione, e, per l'attrattiva per i turisti, il tram che si inerpicava fino sull'altipiano dove si poteva ammirare la città dall'alto e restare incantati da spettacolari tramonti variopinti.
Comunque a nascondino toccava sempre a me a contare e cercare gli altri, perché ero il più piccolo, e, pensavano mio fratello e gli altri, che io non me ne accorgessi dei loro trucchi nel far la conta per barare e fare contare a me, così loro si sarebbero potuti nascondere con le compagne e, una cosa tira l’altra, ne approfittavano per far esperienza gli uni su gli altri e io a cercarli.
“Conta piano mi raccomando “mi dicevano.
Era divertente perchè io li beccavo tutti, era difficile trovare posti dove nascondersi in due, poi ero veloce a correre e alla fine beccati tutti si inventavano che bisognava fare la conta nuovamente, e toccava sempre a me a contare "... e conta piano mi raccomando anzi conta a voce alta che così ci accorgiamo se bari" ..da che pulpito… altro giro altra corsa.
Poi ogni tanto, verso la fine del pomeriggio, quando stava per imbrunire si decidevano a farmi nascondere anche a me perché se no magari, un altro giorno, non avrei voluto giocare e loro come avrebbero fatto a fare esperienze con le loro amiche …
Stefano inizia a contare e, via tutti corrono a nascondersi.
Quel giorno però non corsi a nascondermi, ma continuai a correre seguendo i binari del tram che portavano in città, meno di duecento metri e mi ritrovai in piena città, fantastico!  da solo a girare tra le vie mentre iniziavano ad accendersi le insegne luminose e le vie cambiavano faccia, il negozio di animali dove vi erano i cuccioli e il negozietto dei giocattoli luoghi dove mi fermavo a sognare quando ero in giro con la mamma, e via di corsa verso l’osteria dove c’erano i vecchi marinai e scaricatori di porto che con le loro facce segnate dal mare e dalla vita e mi incutevano paura e curiosità tutte le volte che ci passavo davanti con i miei genitori, quando si usciva tutti insieme a fare una passeggiata. Uno sguardo dentro e via nuovamente verso casa però passando da un altra via, perché se avessi fatto la stessa strada che avevo fatto quando ero corso a nascondermi mi avrebbero beccato e ormai ero in giro da un bel po’ e si stava facendo buio veramente, e dovevo prendere una scorciatoia. Allora scavalcai il recinto del giardino dietro casa e già si sentivano le grida di mio fratello e di tutti gli altri che mi imploravano di uscire del mio nascondiglio e che erano stufi di cercarmi minacciandomi di torturarmi se mi avessero trovato, e sopratutto se avessero passato dei guai per colpa mia. Il tono delle loro voci non era per niente amichevole anzi molto seccati e arrabbiati. Entrai nel cortile della casa antistante il portone di casa mia che tra l'alto era la tana del nascondino dove si doveva battere per vincere e dove si faceva la conta e sgattaiolai tra le auto fino alla tana davanti al portone di casa mia.
In quell' istante tutti si accorsero di me e mi corsero in contro per chissà che punizione e tortura infliggermi ma io li gelai sul posto con un splendido ...
"...UN DUE TRE PER ME... E L’ULTIMO LIBERA TUTTI…"

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